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Mike Bongiorno, vergognati!!! settembre 28, 2007

Posted by gughi in radio e televisione, sfoghi personali, video, youtube.
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Dopo lo spettacolo pietoso offerto alle finali di Miss Italia, Mike, stressato e frustrato come non lo avevo mai visto, si rende protagonista di una scenata isterica davanti alle telecamere di Striscia la Notizia.

Prima caccia il povero Staffelli, poi gli scatena contro un tizio che lo minaccia e gli mette le mani addosso, poi spacca il tapiro d’oro, infine chiede all’energumeno di cui sopra di correre dietro a Staffelli e di spaccargli la macchina da presa.

E’ inaccettabile una reazione del genere da parte di un uomo di spettacolo del suo calibro e della sua esperienza. Ma che si aspettava, che Staffelli gli portasse una scatola di cioccolatini con il ringraziamento di tutti gli italiani? Chissà come avrebbe reagito il buon Mike se il tapiro glielo avesse portato il suo compare Fiorello?

A questo punto, caro Mike, vergognati di quello che hai fatto e valuta la possibilità di chiedere scusa a Striscia e agli italiani. Altrimenti, sparisci dal video per un po’ e liberaci dalle tue telepromozioni e dai tuoi spot dove giochi a fare il trasformista.

Verbale della Polizia Stradale: nulla l’opposizione alla Prefettura marzo 15, 2007

Posted by gughi in attualità e notizie, diritto, sfoghi personali.
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Ci siamo trasferiti su www.sblogghiamo.net

Giustizia

Con la sentenza n. 1010/07 del 10.10.06 la seconda sezione della Corte di Cassazione si è pronunciata per

l’inammissibilità di un’opposizione avverso un verbale dalla Polizia Stradale, perchè proposta con ricorso indirizzato alla Prefettura anzichè al Ministero dell’Interno.

Ecco alcuni passaggi della sentenza:

“Osserva la Corte che l’odierno ricorso per cassazione è stato notificato al Ministero dell’Interno presso l’avvocatura generale in Roma, mentre l’originaria opposizione alla Prefettura di Isernia, indicata come parte nella sentenza impugnata e rimasta contumace.”

“trattandosi di verbale della polizia stradale, fin dall’inizio doveva essere instaurato il giudizio nei confronti del Ministero dell’Interno, con la conseguenza che l’opposizione andava dichiarata inammissibile.”

“né rileva che la notificazione dell’opposizione e del pedissequo decreto di fissazione di udienza abbia luogo a cura della cancelleria dacché l’indicazione della giusta controparte incombe all’attore a pena di nullità dell’atto introduttivo per il combinato disposto degli artt. 163/II/2 e 164/I c.p.c., non derogati dall’art. 23/II legge 689/81, nel quale d’altronde la menzione dell’autorità che ha emesso l’ordinanza deve intendersi riferita all’organo dell’amministrazione attributario del potere di rappresentanza esterna e non ad alcuna articolazione periferica.

Nel caso di specie, il cittadino aveva impugnato il verbale della Polizia Stradale con ricorso proposto contro la Prefettura, e non contro il Ministero dell’Interno. Tale ricorso, depositato presso la Cancelleria del Giudice di Pace di competenza, era stato erroneamente notificato dagli addetti della Cancelleria alla Prefettura. In ogni caso, se errore c’era stato, era imputabile più alla Cancelleria del Giudice di Pace che al cittadino. Infatti gli impiegati avrebbero potuto e dovuto, ricavandolo dal verbale agli atti, individuare nel ministero il soggetto a cui indirizzare le copie del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza. Ebbene, la Corte di Cassazione, rilevando d’ufficio il “difetto di legittimazione passiva”, ha dichiarato inammissibile l’opposizione senza esaminare nel merito i motivi d’impugnazione proposti dal ricorrente.

Questa sentenza dà un quadro dello stato di salute del sistema giudiziario italiano. Un sistema arrugginito, cavilloso, in cui il cittadino non riesce ad ottenere risposte convincenti alle sue più o meno legittime doglianze. Un sistema in cui un vizio formale genera un diniego di giustizia.

E quando vince la procedura muore il diritto…

Italia.it, potevamo fare di meglio marzo 1, 2007

Posted by gughi in attualità e notizie, informatica e dintorni, internet, sfoghi personali.
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Il 22 febbraio finalmente è andato on line il portale italia.it. Sono rimasto veramente senza parole. Ho voluto riflettere per qualche giorno. Mi sembrava troppo scontato montare subito sul carro dei detrattori e non avrei voluto farlo. Per giorni me lo sono guardato e riguardato (quando non era down), cercando di autoconvincermi che in fondo non è così malvagio come da più parti si vuol far credere. Alla fine anche io mi sono dovuto arrendere ed accodarmi al coro di critiche che si è levato contro il portale.

Nel giudicare un progetto del genere non si può prescindere dalla valutazione dello sforzo economico profuso. Signori, italia.it è costato 45 milioni di Euro di soldi dello Stato, che non sono pochi. Questo impone all’utente (e al contribuente) di porsi di fronte al lavoro svolto con un atteggiamento critico. Io mi auguro che tutto questo denaro pubblico non sia stato speso solo per la realizzazione del sito che, a mio avviso, è realizzato male. Zeppo di animazioni flash sgranate e fastidiose che rallentano la navigazione anche con una connessione veloce, pieno di immagini e povero di contenuti, con scritte poco leggibili, scarsamente accessibile ai diversamente abili, scritto con un codice obsoleto e tutt’altro che pulito, privo di feed RSS, soggetto ad una tipica vulnerabilità di cross site scripting e con un logo veramente sgradevole costato ben 100.000,00 Euro, il portalone nazionale, nato per diventare il motore del turismo italiano, sembra più che altro un webmostro, simbolo della sconfitta dell’italian style. Le polemiche impazzano e tutto lascia pensare che non si placheranno facilmente. Il popolo di internet non ci sta, vuole che sito venga rifatto, i bloggers urlano il loro dissenso, lo slogan del portalone non poteva essere più indovinato:

L’italia lascia il segno

Aggiornamento 1.3.2007: ora mi sono accorto che è stato aperto un blog dove si parla esclusivamente del portalone dello scandalo: http://scandaloitaliano.wordpress.com

Ancora sexy prof febbraio 13, 2007

Posted by gughi in attualità e notizie, Monteroni, sexy prof, sfoghi personali.
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Oggi boom di accessi su sblogghiamo. Chiave di ricerca su Google: “la prof si fa palpare”. Tutti i visitatori venivano indirizzati qui, ma ovviamente non era quello che cercavano. La notizia del giorno riguarda un’altra sexy prof che si fa palpare mentre tiene la sua lezione. La scena è dello scorso anno scolastico, quest’anno la prof di matematica, ahimè ha cambiato istituto, non insegna più lì. Intervistata da “La Repubblica” l’insegnante si dice indignata, giura di non essersi accorta di quanto le accadeva, che non ha visto il videofonino che la riprendeva, altrimenti lo avrebbe fracassato ed avrebbe sbattuto con la testa al muro quel piccolo delinquente che filmava la scena. Quando si è accorta di tutto, ha subito cacciato via gli studenti ed è corsa dal preside. Mi astengo da ogni commento su queste dichiarazioni della prof. Chi vorrà guardare il video saprà giudicare se le sue parole sono credibili. Resta il fatto che, come già detto in altre occasioni, i telefonini nelle scuole non devono più entrare.

Aggiornamento 14.2.2007. Il video è stato rimosso.

Aggiornamento 31.3.2007. La prof. è stata sospesa per due mesi. Leggi.

Aggiornamento 21.5.2007. Nuovo video della sexy prof.

I terroristi degli stadi febbraio 5, 2007

Posted by gughi in attualità e notizie, news e cronaca, sfoghi personali.
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Dopo quello che è successo venerdì sera allo stadio “Massimino” di Catania emerge, a mio modo di vedere, una verità incontestabile:

negli stadi non vanno solo i tifosi e gli appassionati di calcio, ma vanno anche persone che non nutrono alcuna passione per il pallone che rotola ma sono interessati a ben altre faccende. Questi soggetti allo stadio vanno a lavorare. Ed il loro lavoro è quello di approfittare della folla per creare disordini, per attaccare le forze dell’ordine e, pertanto, le istituzioni dello Stato. Quelli che si consumano negli stadi (ma anche nei G8, nelle manifestazioni politiche e sindacali) sono veri e propri atti di guerra contro lo Stato posti in essere da persone che si recano nei luoghi di assembramento per perseguire i loro obiettivi. Ed i loro obiettivi non hanno nulla a che vedere con l’evento che si svolge in quel momento. Filippo Raciti qualche giorno prima di venerdì aveva testimoniato contro uno di questi pseudotifosi in un processo penale. Lo pseudotifoso era stato rimesso in libertà e lo aveva anche deriso. Venerdì a Filippo è stato teso un agguato deliberato. Volevano ucciderlo e lo hanno fatto. I colleghi che erano sul posto hanno visto tutto e lo hanno denunciato. Ci sarebbe tanto da dire sul calcio: che non piace più a nessuno, che stato snaturato e ridotto alla stregua di un mero grosso affare, che è corrotto ecc. Ma non è questo il punto. Ora il calcio non c’entra più, non importa che si “giochi” o meno la settimana prossima. Quello che importa è capire finalmente che non bisogna più trattare questi personaggi come se fossero quattro imbecilli che creano disordini perchè la loro squadra ha perso una partita. Bisogna trattarli come terroristi, come componenti di una sorta di “Al Q@eda” nostrana, e come tali, devono essere affrontati e combattuti. Basta poliziotti indifesi negli stadi a 6 euro l’ora! Si coinvolgano i migliori reparti delle forze dell’ordine e l’intelligence se necessario, si facciano indagini serie, si intercettino questi terroristi quando si telefonano o quando si mettono in contatto tramite internet per concordare le modalità ed i luoghi di attuazione dei loro piani di morte e di destabilizzazione del sistema. E si puniscano in modo esemplare, applicando loro non le pene previste per i teppisti da stadio ma quelle previste per i terroristi o per i mafiosi.

Vorrei fare una proposta al Governo:
in Senato è stata intitolata una sala a Carlo Giuliani. Io proporrei di dedicare quella sala alla memoria di Filippo Raciti.

Cibi light? Una fregatura! gennaio 10, 2007

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A tutti piacerebbe ottenere sempre il massimo risultato con il minimo sforzo: nella vita di relazione, come nel lavoro o in famiglia. Ci vorrebbe la classica bacchetta magica che, agitata nel modo giusto, mette a posto ogni cosa.

Purtroppo la bacchetta non esiste ed ogni obiettivo deve essere raggiunto con fatica e sacrificio. E questo vale anche per la linea. Per rimanere in perfetta forma, bisogna essere rigorosi nell’alimentazione, condurre una vita sobria e svolgere un minimo di attività fisica. Non c’è altra strada. E’ una semplice ma inesorabile regola che, tuttavia, molti faticano ad accettare. Ed ecco insinuarsi nella debolezza umana gli esperti di marketing delle aziende alimentari che sembrano dirci: “vuoi la bacchetta magica? Noi ce l’abbiamo! I cibi light! Ti faremo mangiare tanto, oziare di più e avrai un fisico da modella”.

Ma vi pare possibile? Allora cominciamo a fare un po’ di chiarezza: la legislazione vigente non fissa i parametri in base ai quali un alimento può essere definito light. O meglio, lo fa solo per alcuni alimenti, quali formaggi, latticini, burro e simili. Per il resto siamo in una vera e propria giungla. Addirittura un’indagine di Altro Consumo ha evidenziato che per alcuni prodotti, come i biscotti, a volte la versione light contiene più calorie di quella normale. Altre volte, invece, il prodotto light semplicemente contiene più acqua o addirittura piu aria… 😡 . In pratica ci vendono l’aria e ce la fanno pagare di più. Quindi, basterebbe mangiare una normale mezza porzione per ottenere lo stesso risultato spendendo la metà della metà.

E che dire delle acque minerali? Approfittando di una campagna promossa dal Ministero della Salute contro i cibi troppo ricchi di sodio, i produttori di acque minerali si sono letteralmente inventati le acque senza sodio. Ce l’avete presente la “particella”? Peccato che anche un’acqua particolarmente ricca di sodio ne contiene una percentuale talmente bassa da non influire minimamente sul nostro organismo. Senza contare che un acqua povera di minerali è anche povera di calcio, di cui il nostro organismo ha molto bisogno.

Pertanto, cari consumatori, se durante le feste di Natale avete esagerato (e chi non lo ha fatto), non vi illudete di mettere tutto a posto con la bacchetta magica dei cibi light. Lasciateli perdere. Costano tanto e fanno ben poco. Mangiate meno, non fate vita sedentaria e otterrete sicuramente risultati migliori.

Compri oggi e paghi tra un anno… gennaio 8, 2007

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Ormai è questo il nuovo modo di acquistare nel mondo della grande distribuzione. Ci siamo arrivati un po’ per volta, senza quasi rendercene conto. Ed ora siamo al punto che non possiamo più rinunciare all’acquisto con pagamento postumo.

Ho detto, ci siamo arrivati un po’ per volta, ma come?

All’inizio queste offerte venivano proposte raramente e soprattutto per dare la possibilità a chi non l’aveva di comprare beni molto costosi. Eravamo ai tempi del passaggio dalla Lira all’Euro, dello stallo economico (non che ora vada molto meglio), la cosa ha funzionato e si è diffusa in modo crescente. Il tasso zero, poi, ha incentivato ancora di più questa formula. Ora, però, c’è qualcosa che non quadra più. Siamo arrivati al paradosso: recandosi nei vari punti vendita di elettronica di consumo, si assiste ad offerte tipo “compri oggi e, se paghi tra un anno a tasso zero pratichiamo uno sconto del 15-20%“. Il paradosso sta nel fatto che se rifiuti il finanziamento, perdi lo sconto e paghi subito. Ed io non conosco nessuno che preferisce pagare subito e di più!

Ma perchè lo fanno?

Credo di averlo capito. Facciamo un esempio: oggi acquisto un oggetto da 1000,00 €.. Chiedo un finanziamento, quindi non lo pago ed ottengo uno sconto del 20%. Mi chiedono solo i miei dati bancari o della mia carta di credito. Dopo un mese mi arriva una comunicazione che mi avverte che alla scadenza dell’anno dall’acquisto (cioè tra 11 mesi!) dovrò pagare l’oggetto che ho preso senza interessi, quindi 800,00 €. più 15,00 €. per le spese di apertura pratica. Mi viene specificato che per pagare questi 815,00 €. dovrò utilizzare il bollettino che mi arriverà in seguito. Fin qui, tutto chiaro…

Nella stessa comunicazione apprendo che, qualora non pagassi gli 815,00 €. nel termine indicato, sul mio conto corrente o sulla mia carta di credito verranno addebitate 12 rate da 99,15 €., per un totale di 1189,80 €., quindi con un tasso di interesse (T.A.N.) del 17,48%. Quindi se alla scadenza mi dimentico di pagare, non ho i soldi, non mi arriva il bollettino o capita qualsiasi altro disguido, io ne pago le conseguenze, cioè pago 374,80 €. in più!

Perchè non mi addebitano la somma di 815,00 €. dopo un anno?

Perchè si dà per scontato che se non ho pagato il bollettino unico ho automaticamente scelto la soluzione a rate con interessi?

Perchè al momento dell’acquisto nessuno mi ha spiegato bene questo meccanismo un po’ contorto?

E’ proprio questo il “trucco”: le finanziarie fanno affidamento sulla dimenticanza, sul disguido, sull’ignoranza in materia dei consumatori, sul malinteso (che creano loro!). E proprio su questi elementi fondano i propri guadagni!
Evidentente le statistiche dicono che molti consumatori per i motivi più disparati non riescono a pagare nel termine “concordato” e, quindi, si ritrovano a pagare gli oggetti comprati un anno prima ai tassi di interesse più alti del mercato.

Altro che sconto e tasso 0!

Boicottiamo il “Made in China”!!! novembre 21, 2006

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Ho appena letto quest’articolo e sono SCONVOLTO. Ho tentato anche di guardare le immagini ma ho resistito pochi secondi. Non ho parole per descrivere quello che provo e forse non mi rendo conto fino in fondo di ciò che sto scrivendo. Ho solo voglia di urlare: ADESSO BASTAAAAA!

Non è accettabile che in Cina, Tailandia, Filippine e Corea si possano verificare stermini di animali da pelliccia, ed anche di animali domestici per fornire a noi occidentali beni di consumo a basso costo. Quando comprate giacche, cappotti di pelliccia o giocattoli che provengono da questi paesi, sappiate che quegli oggetti vengono prodotti così. E se non vi basta, andate su questo sito e su quest’altro, così vi passerà ogni dubbio.

E’ pur vero che la Commissione Europea ha detto basta a questo massacro e che oggi è stata presentata una bozza di direttiva per la messa al bando di importazioni di pellicce di cane e gatto, di fattura prevalentemente cinese, nei paesi dell’UE, ma è vero anche che l’anno scorso, a seguito di una petizione, il governo italiano aveva assunto una posizione molto netta sull’argomento. Ma purtroppo, a distanza di un anno, ci ritroviamo a vedere immagini raccapriccianti ed a parlare della stessa carneficina. Ed in un anno sono morti altri 2 milioni di povere bestie indifese!

ORA TOCCA A NOI!! Diffondiamo il più possibile questo video, facciamo in modo che lo guardino tutti quelli che conosciamo, costringiamoli a guardarlo. E poi BOICOTTIAMO IL MADE IN CHINA!!

Stile di velluto novembre 14, 2006

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Ricevo e pubblico con piacere:
“Stavo leggendo Velvet il nuovo mensile de la Repubblica, ho potuto guardarlo solo oggi perché più che un giornale è un tomo di un certo peso e ingombro che non si può tenere in mano ma occorre poggiarlo su un tavolo per sfogliarlo. Certo che è bello: la carta patinata, le foto, il profumo, la pubblicità, i colori, le scelte di stile, i servizi di moda e ho pensato: questo lo compro anche il mese prossimo! Magari posso collezionarlo, sì creerò un posto in libreria. Ma guarda c’è anche un articolo sulla mania dello shopping. Fammi leggere! pagina 346, niente di meno che scritto dal direttore… lei si che comprende. NON CI POSSO CREDERE!!! Testualmente leggo: Ma lei è napoletana, riferito ad una presunta amica che è più furba dei furbi. CHE CADUTA DI STILE!!! Credo che lo lascerò collezionare al giornalaio”.

Cosa sono diventati i call center? novembre 11, 2006

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call center

Ho sempre pensato che quello di call center fosse un importante servizio di assistenza per i clienti, quel plus che fa la differenza tra un’azienza qualunque ed un’azienda leader. Che fosse composto da giovani dinamici, spigliati, educati e, soprattutto, ben preparati. Che un utente in difficoltà potesse comporre a qualunque ora del giorno o della notte un numero verde per vedere, magicamente ed in pochi minuti, risolti i propri problemi. Certo, perchè se uno chiede e paga un servizio, ha diritto ad ottenerlo sempre al meglio ed, in caso di problemi, deve poter contattare l’azienda erogatrice di quel servizio ed avere immediata assistenza. Questo è quello che pensavo. Poi ho visto che alcuni call center non sono raggiungibili tramite numero verde ma sono diventati a pagamento. Che quando li chiami perchè hai un problema gli operatori ti rispondono quasi sempre in modo evasivo, dimostrando di non comprendere la natura del problema che gli stai sottoponendo. E se insisti troppo, diventano scortesi ed interrompono la comunicazione. Che se chiami dieci volte ad un call center per esporre lo stesso problema, ti rispondono dieci operatori diversi che ti prospettano dieci soluzioni diverse (ma mai quella giusta) e che hanno tra loro in comune solo una cosa: l’incapacità di assisterti. Che alcune aziende assumono operatori stranieri che, oltre ad essere tecnicamente impreparati, non sono neanche padroni della nostra lingua. Da un po’ di tempo, poi, sono loro a chiamare te, e ti incalzano con le loro offerte. Sono insistenti, a volte arroganti, spesso ti attivano servizi che non hai chiesto, utilizzano tecniche di persuasione discutibili per convincerti ad acquistare o a sottoscrivere. Faccio solo un esempio, ma potrei farne una mezza dozzina: qualche giorno fa un’operatrice di Wind Infostrada ha chiamato a casa mia ed ha detto che chiamava per il distacco da Telecom da me richiesto. Quando le ho fatto notare che non lo avevo affatto richiesto, l’operatrice ha avuto il coraggio di sostenere che era in possesso di un contratto da me firmato, assumendo anche un tono di sfida e minacciando conseguenze a mio carico.
Se è vero che questi ragazzi sono lavoratori precari, che guadagnano pochissimo ed a provvigioni, che sono scarsamente motivati ad assistere il cliente e molto incentivati a procacciare contratti o a piazzare prodotti, è pur vero che la mia domanda “cosa sono diventati i call center?” ormai se la pongono in tanti. La soluzione, a mio avviso, è una: si dia un posto fisso a questi ragazzi, con uno stipendio decoroso, si addestrino gli operatori ad assistere realmente i clienti e non a maltrattarli ed ossessionarli e tutti vivremo un po’ meglio.