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La notte non aspetta, dal 27 giugno al cinema giugno 25, 2008

Posted by gughi in cinema, prime visioni.
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Il detective Tom Ludlow non si è ancora ripreso dalla morte della moglie e trova conforto nella bottiglia. Vive di notte, sulle strade di Los Angeles, armato e incapace di provar paura. È lui che garantisce la sicurezza dei cittadini, affrontando gli aspetti più ripugnanti della società e applicando una giustizia rapida e priva di compromessi, che ignora i protocolli e gli scrupoli morali. Ma poi un collega muore, il partner di una vita, ed emergono delle prove che lo vorrebbero coinvolto nella sua esecuzione. Ludlow si prepara così ad indagare su se stesso e sulla cultura poliziesca di cui è un esemplare di punta e un veterano.
Viene sempre un momento, nel poliziesco, in cui il distintivo dell’agente protagonista rischia di finire nel cestino o nel taschino del capo. È un turning point imprescindibile, che mette fretta alla scrittura e la surriscalda. Ne La notte non aspetta, tratto da una storia originale di James Ellroy, questo momento non arriva mai. L’agente Tom Ludlow può far di tutto, scannare chiunque gli si trovi a tiro, appropriarsi delle prove, mentire. I suoi colleghi e i suoi superiori lo copriranno, lo favoriranno, aggiungeranno falso su menzogna. Gli terranno persino lontano il capitano Biggs della commissione disciplinare, che lo tiene d’occhio in attesa di un passo incerto.
Crudo, violento, bagnato di sangue, questo thriller urbano non brilla per originalità ma per un ottimo cast e per un ritmo mozzafiato. Buon prodotto di genere, innesca una spirale respingente: non c’è personaggio che non sia violento, non c’è professionalità che il mito dei soldi e del potere, o semplicemente l’adrenalina scatenata dall’illusione del controllo, non abbiano corrotto. Ci sono solo delle sfumature e a queste si aggrappa il film, ponendo alcune domande provocatorie: chi protegge chi ci protegge? Di chi ci si può fidare? Come si estirpa l’erbaccia, se ricresce ogni volta più forte e più radicata? Il film risponde strutturandosi come una tragedia, con una scura tentazione giustificazionista e lo spiraglio di una redenzione che non fa che confermarla. Dopo una corsa a perdifiato sul limite, dove le figure della legge si confondono e si rispecchiano nelle figure avversarie, che eludono la legge o la calpestano, il duello finale tra Ludlow e il suo rivale ultimo è una clamorosa battuta d’arresto, da imputare ad un dialogo velleitario e mal riuscito.
Il regista del realismo estremo e navigatore satellitare umano di L.A. è David Ayer, che ripercorre i propri passi, strizzando l’occhio a Training Day e ancor di più a Harsh Times. Si cita addosso anche Hugh Laurie, alias Biggs: insolitamente fuori dalla cornice del Dr. House, fa comunque il suo primo ingresso in scena all’interno di un ospedale.
Keanu Reeves, bolso, emaciato, incattivito e ritrovato, è l’anima di un film senz’anima, la sua più convincente ragione d’esistenza.

Recensione: MyMovies.

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Commenti»

1. controreazioni - giugno 25, 2008

Anche noi ci occupiamo di cinema, se ti va ci trovi su
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2. Eddie - aprile 17, 2013

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